Tutto mi evita ed io evito stesso.
Sono solo… solo frammezzo un arido deserto
desolato, disperato, disperso
nessuno, non né vedo, credo nessuno;
|occhi infortunati!|
nessun nuovo sentimento. Sempre
solo,
lo stesso tormento.
Lasciami dormire
devo fuggire nella mia realtà interiore
-(non più, non riesco c’è troppo dolore)-
lasciatemi dormire
non riesco più a scrivere mie sensazioni
così nel passato ho assopito le singole
emozioni
ma pure la tempesta dei miei pensieri
“vivere oggi meglio di ieri”.
Si! Dormire-dormire; sta ancora piovendo
e la triste pioggia lenta cade
e, il tempo amaro, passa. Non so
se porterà con sé le sue foglie d’autunno
nuovi sogni portano nuove le antiche speranze,
ma gli incubi, quelli, tornano
tornano.
Desto: tutto mi è vita ed io evito stesso.

Incubi, voci che mi dicono cosa fare
borbottano sempre di continuo…borbottano le mie azioni, i miei rimpianti…
Commento di Milena — Aprile 10, 2007 @ 10:12 am
L’ossimoro è una delle più belle figure poetiche perché realizza due opposti in un concetto, in un’immagine, in un’idea. Riesce, in un certo senso, ad aprire nuovi significati ad una contrapposizione dalla quale non si riesce ad uscire…
Per questo ti ringrazio milena e cito solo una riga di quanto mi dici:
“Sogni spaventosi
di mostri rassicuranti
(…)”
Vorrei anche dirti che rimpiangere è come piangere due volte, solo che la prima volta si piange per la sofferenza, la seconda volta si piange perché si è pianto!
Commento di Michele — Aprile 10, 2007 @ 4:50 pm